Editoriali

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto

{module Firma_redazione}Caro direttore, si dice che l’assassino torni sempre sul luogo del delitto. Allo stesso modo di chi, al distretto sanitario di Corigliano, dopo aver ucciso la lingua italiana (come si legge nell’osceno cartello, esposto qualche giorno fa all’ingresso degli uffici, che invitava “i signori dipendenti a non sostare davanti all’orologgio marcatenpo”), ha ucciso anche il buonsenso e le misure di prevenzione contro il coronavirus. Infatti, ieri, ho dovuto constatare, mio malgrado, che a chi frequenta quella struttura non è garantita la sicurezza, poiché i servizi igienici da oltre un mese sono privi di detergente liquido per le mani, carta igienica e asciugamani. Insomma, un casino che se provi a capire da chi dipenda ti ritrovi di fronte al solito scaricabarile, tipico di tutti gli enti pubblici che … non funzionano. Così, gli uffici distrettuali se la prendono con l’impresa delle pulizie e quest’ultima con l’azienda sanitaria, cui spetterebbe il compito di fornire il materiale igienico (azienda, tra l’altro, che pur riuscendo a trovare, giustamente, circa un milione di euro per pagare gli straordinari del personale sanitario impegnato dall’emergenza coronavirus, ha difficoltà a reperire quattro soldi per acquistare i prodotti igienici necessari a garantire la sicurezza sanitaria post Covid). Perciò mi chiedo: a cosa serve misurare la temperatura a chiunque entri nella sede del distretto, annotarne anche il nome, se poi a questi ultimi non è garantito l’essenziale per rispettare le norme sulla prevenzione del virus? La risposta è ovvia: a niente. Potrebbe, però, servire, com’è già accaduto in passato, questa nostra lettera, per far sì che chi ha il dovere di far rispettare le regole lo faccia velocemente.

Suo prof. Ettore Mainieri.