Editoriali

Extra Bibliam nulla salus

Se volete avere un’idea chiara sullo stato culturale di questo paese, vi basta ascoltare ciò che la gente pensa e dice della religione e del rapporto con le radici stesse della nostra civiltà. Vi accorgerete che il quadro che ne viene fuori è davvero desolante. E badate, non è questione di essere credenti o no. È questione di sapere, di distinguere fatti storici da leggende, tradizione da invenzione e soprattutto di capire la Bibbia, che comunque la si voglia considerare resta il libro più influente della nostra storia. Per cui se tantissime persone, anche acculturate, continuano a ignorare come sia nata, cosa c’è scritto, chi l’abbia scritta, in quali lingue e in quale mondo culturale affondi le sue radici è necessario, anzi urgente in tempi come questi, di relativismo, che qualcuno, come consigliano anche autorevoli intellettuali, proponga un’ora settimanale di esegesi biblica tenuta da persone competenti. In altre parole fornisca strumenti critici per imparare a leggere un testo antico, contestualizzarlo, comprenderne il linguaggio simbolico, coglierne la forza narrativa e l’impatto storico: sarebbe una vera forma di educazione civica, molto più concreta di tante inutili riforme. Certo, ci sarebbe da sciogliere un nodo che molti faticano ad accettare: la cultura non si improvvisa, in nessun campo. Richiede studio, serietà, preparazione. E soprattutto, davanti a un testo come la Bibbia, richiede umiltà, perché oggi molti pretendono di sapere senza avere le basi. Una mancanza di competenza culturale dovuta, come mostrano alcune ricerche sociologiche, alla scuola e a un sistema della comunicazione che privilegia la rapidità rispetto all’approfondimento, che ovviamente porta a mettere sullo stesso piano opinioni e conoscenze, rendendo indistinguibili il vero, il verosimile e il falso. Ecco perché, in questo vuoto formativo, la Bibbia è diventata per molti un reperto muto, incapace di parlare a chi, giovani e meno giovani, non possiede gli strumenti per leggerla. Il paradosso è evidente: viviamo nell’epoca con più informazioni accessibili, quella dei social, e, allo stesso tempo, con uno dei più bassi livelli di comprensione reale, un deficit di alfabetizzazione culturale e spirituale. Un’ora di esegesi aiuterebbe almeno a recuperare quel rispetto per la conoscenza delle Scritture, e non solo, che oggi sembra diventato opzionale. È questo, in fondo, ciò che manca per capire chi siamo e per esserne orgogliosi.