Editoriali

A Schiavonea (r)onda su (r)onda

Beh, forse ci siamo. O almeno, per fortuna, se ne comincia a parlare. Mi riferisco al tema della sicurezza, che in città è diventato prioritario, anche grazie a un’iniziativa dei commercianti di Schiavonea, che sull’onda emotiva di una crescita della criminalità originata dall’immigrazione più o meno clandestina, hanno chiesto al sindaco un incontro urgente, “per mettere in campo iniziative valide e opportune”. E’ ovvio che questa notizia ci fa tirare un sospiro di sollievo, perché se i cittadini, finalmente, cominciano a svegliarsi e a capire queste cose è possibile che qualcosa cambi sul serio, nella società, nella politica, nella consapevolezza civile: consapevolezza che non esiste se non riesce a materializzarsi in iniziative concrete, visibili, nuove, che al momento non ci sono e che per noi, che affrontiamo questo argomento da anni, in perfetta solitudine, significa anzitutto coinvolgimento diretto della polizia locale e poi degli stessi cittadini, dai quali sarebbe un piacere sentir dire, magari attraverso la voce dei commercianti, che sono disposti a prendersi delle responsabilità in materia di sicurezza, collaborando attivamente con le forze di polizia locale per il controllo di un territorio di cui ormai non si occupa più nessuno (neanche l’altro stato), anche creando ronde civiche, ecologiche, culturali, anticrimine, di volontariato urbano e di quartiere, che potrebbero nascere spontaneamente e in cui i cittadini, dopo aver seguito un corso di formazione che li addestri a fare da sentinelle, sarebbero armati solo di smartphone, dove le segnalazioni correrebbero via social, per comunicare con gruppi certificati, che potrebbero essere anche dei “comitati di controllo del vicinato” (presenti in molte regioni del nord e del centro Italia), come si fa con la vigilanza privata e i sistemi antifurto, che comunicherebbero qualsiasi anomalia prima dell’intervento della polizia locale. Insomma, un modo per i residenti di difendersi da sé, che potrebbe migliorare i dati sulla criminalità e quindi ridurre anche la sensazione di paura e di isolamento che colpisce i cittadini e settori, come il commercio, più esposti e più deboli. Per cui se si riuscirà a organizzare queste ronde civili, i cittadini ne trarranno sicuro conforto, così come dicono le esperienze delle metropoli americane, dove l’epoca della “tolleranza zero” è stata accompagnata dalla formazione di associazioni di volontariato per la sicurezza. Sto forse immaginando l’impossibile? Vedremo.