
La proposta, forse oscena, per i tempi e i luoghi, d’istituire ronde civiche per Schiavonea, ormai da tutti lasciata al suo triste destino, mi è stata suggerita da una raccolta di articoli, di fresca lettura, sul grande dibattito che si aprì alcuni anni fa, soprattutto al nord, sulla sicurezza nelle città, i cui sindaci, messi a dura prova da una malavita comune sempre più aggressiva e dall’arrivo dei primi immigrati, pensavano che per reprimere il crimine e per il controllo del territorio, e la sua tranquillità, non bastassero solo le forze di polizia, occorreva anche la collaborazione attiva dei cittadini e delle loro associazioni di volontariato. Ricordo che, a quel tempo, i giornaloni pubblicarono diversi articoli sull’argomento, da cui venne fuori una mappa delle ronde italiane, che dimostrò quanto il fenomeno fosse diffuso, soprattutto nel centro-nord, dove un centinaio di gruppi organizzati, per lo più benemeriti, era impegnato a garantire la legalità. Si parlava di iniziative utili, pacifiche, tutt’altro che politicamente scorrette e riprovevoli: ronde per la sicurezza ma anche per la difesa dell’ambiente, ronde per controllare la raccolta dei rifiuti e addirittura per ammonire i motociclisti rumorosi e drogati di velocità. Tuttavia, quell’iniziativa, pur lodevole, aveva, secondo gli stessi giornaloni, un punto debole, il più dolente: in quella mappa, nella mappa delle ronde, il sud era assente. A Napoli, in Campania, a Palermo, in Puglia, in Calabria: nelle regioni della grande criminalità organizzata, della camorra, della ‘ndrangheta e della mafia, non c’erano ronde, niente sindaci e cittadini in circolazione, perché, scrivevano, per evitare che si creasse quell’allarme sociale pericoloso per i loro traffici, a garantire l’ordine pubblico erano i boss del crimine, i quali pensavano a scoraggiare e a reprimere velocemente, e con metodi sbrigativi, i cosiddetti reati di strada. Era una spiegazione che, seppur credibile, aveva purtroppo dei limiti, perché i giornaloni, spesso orientati ideologicamente e estranei a quei territori, ignoravano quanto gli stessi boss, diciamolo senza ipocrisie, molto radicati nel tessuto sociale e nella vita di tutti i giorni delle loro comunità, avessero a cuore la sorte della loro gente, alla quale, da tempo immemore, garantivano sicurezza e tranquillità, per evitare che fosse turbata da squadracce di malviventi comuni. Era la legge morale, non scritta, e poco raccontata, dei boss del crimine. I quali, a quell’epoca, al di là di tutto, erano fatti di un’altra stoffa. E altra stoffa significava, se mi si passa il termine, proteggere, quindi essere a loro modo dei boss leali e onesti con la loro gente, dei boss che mai avrebbero accettato che sotto i loro occhi si commettessero ripugnanti violenze e agguati per le strade o sotto casa di donne, bambini, anziani e onesti lavoratori. Ed è singolare che in quello che una volta era un territorio di gentiluomini si potesse fare più affidamento sulle parole e i gesti di un boss che su quelli che stavano in divisa o in giacca e cravatta e ciò perché in quei boss, nonostante la loro vita violenta e delittuosa, per qualche straordinario accidente, si erano conservati alcuni valori propri di quella vecchia società da cui provenivano: lealtà, dignità, onore e un popolano senso del dovere verso i più deboli e i più umili, cui comunque si dovevano protezione e giustizia. E soprattutto rispetto di quelle regole del gioco che oggi tutti violano nella società civile e quindi anche in quel suo riflesso malato che è la malavita. Se infatti oggi la mafia, la ‘ndrangheta e la delinquenza comune sono ormai giungla disordinata e caotica senza regole d’onore, neanche malavitose, se hanno abbandonato la loro gente e il loro territorio, ormai allo sbando, è perché non sono altro che lo specchio della società civile di oggi (una malavita senza onore e dignità può essere solo il prodotto di una società senza onore e dignità). I boss di un tempo, invece, erano boss che riflettevano una società di altri tempi. Erano banditi onesti in una società dove, troppo spesso, gli onesti erano dei banditi. E oggi, forse, qualcuno li rimpiange, perché con loro è morto un mondo che non c’è più, un mondo di valori. Provate a chiedere in giro per Schiavonea, forse vi diranno che si stava meglio quando si stava peggio. Auguri!
