Editoriali

L’8 marzo e le sue mimose fetenti

E anche questo otto marzo ce lo siamo levati dai coglioni, come direbbe il Milanese Imbruttito. E lo abbiamo fatto ancora nella noia più totale, con le solite mimose fetenti e i soliti slogan e cortei contro il patriarcato e la presunta oppressione della donna da parte dell’uomo, occidentale ovviamente. Tutte cose già viste, che ci hanno ricordato quanto sia ormai inutile questo rito, poiché continua a scatenare un entusiasmo immotivato verso lo stato, il quale, secondo l’opinione comune, dovrebbe colmare ogni forma di disuguaglianza tra uomo e donna, anche a costo di approvare leggi e provvedimenti fortemente illiberali e antimoderni. Peccato che chi scrive e pensa queste cose, dimentichi con troppa facilità che le donne si sono emancipate soprattutto grazie alle opportunità di lavoro fornitegli dal libero mercato. Perché è il mercato a creare ricchezza e a liberare dal bisogno e dal patriarcato, altro che stato e quote rosa, blu e tanto pulito. Perché il mercato è impersonale, nel senso che non si cura se sei bianco o nero, maschio o femmina. Se sei un cliente il venditore vuole solo sapere se hai il denaro sufficiente per lo scambio. Se sei un impiegato il datore di lavoro, quando ha bisogno di personale, vuole che il lavoro sia fatto bene, e non gli importa del sesso o del colore della pelle di chi lo svolge, gli importa solo che sia un buon lavoro. Volete un esempio? Le società anglosassoni, dove le donne si sono emancipate grazie al libero mercato, hanno un tasso di occupazione femminile pari al 70 per cento, mentre la nostra società, che dal punto di vista dell’emancipazione è rimasta più indietro, è ferma al 35 per cento. Vi sembrerà una esagerazione eppure è una delle principali cause dell’arretratezza della società e dell’economia meridionali, perché rinunciare al contributo di una buona fetta della popolazione significa impoverirsi, sia economicamente che culturalmente, se pensiamo che in giro ci saranno meno soldi, meno cervelli e soprattutto meno donne impegnate, con le loro enormi qualità, che forse gli derivano dall’essere mamme e mogli, e quindi dalla responsabilità della famiglia e dei figli, a costruire un mondo migliore. Tutto qua.