
In questi ultimi giorni, in cui non sono mancati gravi fatti di cronaca, soprattutto a Schiavonea, ai cittadini, alle istituzioni e forse anche ai principali organi d’informazione bisognerebbe lanciare un messaggio chiaro e forte sulla sicurezza: questo messaggio dice che contro la criminalità ce la possiamo fare, a condizione, però, che si applichi, a tutti i livelli, il principio di legalità. È una ricetta molto semplice, che dalle nostre parti purtroppo non ha mai avuto fortuna, poiché è sempre stata contrastata da chi ha cercato di spiegare il fenomeno con insensate teorie giustificazioniste, che in nome di un presunto “disagio sociale” hanno di fatto garantito una specie d’impunità a chi commette atti criminali. Infatti, chi di noi non ha sentito troppe volte dire che chi delinque spesso lo fa perché è disoccupato, perché è emarginato (non integrato, se si tratta di stranieri), perché non ci sono gli strumenti per applicare le leggi, perché le stesse leggi sono spesso balorde o insufficienti e permettono ai magistrati di mettere subito in libertà chi delinque, eccetera, eccetera. E questo a dimostrazione che in certi ambienti la scarsa considerazione nei confronti delle vittime del crimine si è trasformata nell’incapacità di mettere in piedi politiche della sicurezza in grado di proteggere i cittadini onesti. Certamente i problemi che i cittadini vivono sulla loro pelle sono tanti, ma è sbagliato affermare che combattendo i problemi sociali e la povertà si risolvano i problemi della sicurezza. Non è così. Perciò, per ribaltare questo pensiero, purtroppo molto diffuso, si potrebbe partire da un concetto molto semplice: tolleranza zero, che vuol dire colpire duro anche il più piccolo gesto illegale, come, ad esempio, gli atti vandalici, la sosta selvaggia, i rifiuti per strada o portare in giro coltelli. In sostanza prevenire. Prosciugare il mare in cui nuotano i pesci, anche piccoli, dell’illegalità diffusa e del crimine. Insomma, reprimere ogni reato, anche il più piccolo e banale per far capire a tutti che ciò che è proibito è proibito e basta. Chi infrange il codice viene denunciato e, se il reato è grave, arrestato. E se si riuscirà a fare tutto ciò, e cioè a sfoltire i ranghi dei cosiddetti “microcriminali”, diminuirà notevolmente anche il numero dei reati gravi perché ci saranno in giro meno persone del tipo che, prima o poi, li commettono. Infatti, lì dove c’è tolleranza verso i reati minori si crea un clima di permissivismo che naturalmente agevolerà i grandi crimini (perché se tu consenti a un ragazzo di portare un coltello, prima o poi lo userà). In conclusione ciò non vuol dire che le nostre città diventeranno un paradiso terrestre, ma faranno un notevole salto in avanti in termini di qualità della vita. Per farlo, però, è necessario capire che per garantire più sicurezza ai cittadini più che un esercito di sociologi, carabinieri e poliziotti sarà indispensabile riorganizzare la polizia locale, che operando su un territorio che conosce bene potrà diffondere meglio di chiunque altro la cultura della legalità. E tanto meglio lo farà quanto più avrà la possibilità di coordinarsi con la prefettura, con le scuole o con i servizi socio-sanitari, cui potrà chiedere o fornire aiuto e informazioni indispensabili per rendere la città più sicura. È ovvio che solo impegnandosi in tale direzione la politica dimostrerà di voler fare qualcosa di serio e di utile per la sicurezza dei cittadini, altrimenti tutto sarà fiato sprecato e un gran regalo ai criminali.
